La verità sull’attacco mediatico all’Olio di Palma

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È da un paio d’anni che i media ci tartassano con l’argomento “olio di palma“. La campagna contro questo olio vegetale, identificato come nemico numero uno della sana alimentazione, ha creato un bel po’ di panico nei consumatori abituali di merendine e piatti precotti.

In realtà non ci è stato detto niente di nuovo. L’olio di palma è un grasso saturo, al pari del burro, della margherina, dello strutto e di tanti altri. Tutti i grassi saturi vanno consumati con moderazione, dal momento che è quasi impossibile evitarli del tutto, visto che si trovano dentro tutti i prodotti confezionati. Leggere sull’etichetta dei biscotti che consumano i nostri figli “burro” anziché “olio di palma” non penso tranquillizzi nessuna mamma. Tutti i grassi saturi fanno male e sono la principale causa delle patologie più comuni, prime fra tutte obesità e malattie cardiache. Allora perché questo accanimento sull’olio di palma? Cosa ha di diverso dagli altri grassi dannosi? Penso che la risposta sia da inserire in un contesto ben più grande e complesso di quello della semplice cattiva alimentazione.

Il motivo per il quale l’olio di palma viene etichettato come “più cattivo” rispetto agli altri grassi alimentari è la continua espansione della sue piantagioni che hanno un impatto disastroso
sull’ambiente. La richiesta di questo olio vegetale rispetto ai suoi simili aumenta a dismisura perché è il più produttivo, garantendo, a chi lo coltiva, una fonte di guadagno di molto superiore rispetto a qualsiasi altro olio vegetale. Di conseguenza, la produzione di olio di palma è diventata una fonte importante di reddito nelle regioni in cui si coltiva.
Entro il 2020, l’uso dell’olio di palma è destinato a raddoppiare, con l’aumentare della popolazione mondiale.

L’olio di palma è un olio vegetale commestibile, ricco di grassi saturi, deriva dal frutto della pianta di palma da olio. L’ 85% della piantagioni si trovano in Malesia e Indonesia. Il frutto della palma produce due oli distinti – olio di palma e olio di palmisti. L’olio di palma viene estratto dalla polpa del frutto, è commestibile e viene usato soprattutto per i prodotti alimentari. L’olio di palmisti viene invece estratto dal seme del frutto ed è utilizzato principalmente per la produzione di saponi e cosmetici, mentre un ulteriore estratto di quest’olio (PKE) è usato come mangime per il bestiame e come biocarburante per la generazione di energia elettrica.

L’enorme quantità di terreno che occupano le piantagioni di palma ha portato alla diffusa deforestazione in Indonesia e Malesia, così come in altre regioni. Questa deforestazione ha spinto molte specie come rinoceronti, elefanti, oranghi e tigri, sull’orlo dell’estinzione.

In alcuni casi la deforestazione ha costretto i popoli indigeni a privarsi dei loro mezzi di sussistenza, riducendo i servizi essenziali del loro ecosistema come l’acqua pulita e il terreno fertile.

A livello globale, la distruzione delle foreste tropicali ha contribuito in maniera importante al cambiamento climatico. Eliminare le foreste con il fuoco è un modo veloce ed economico per bonificare il terreno a vantaggio delle piantagioni di palma, causando un rilascio di anidride carbonica, metano e altri gas che aumentano l’effetto serra.

Cosa possiamo fare noi singoli consumatori?

Per ridurre i danni che provoca l’olio di palma, non tanto dal punto di vista nutrizionale, quanto dal rischio ambientale che provoca la sua produzione selvaggia, è quello di consumare prodotti con olio di palma certificato RSPO. Circa il 18% della produzione dell’olio di palma nel 2014 è stato certificato come sostenibile e la sua percentuale è destinata a crescere. Attraverso la Market Transformation Initiative del WWF si sta lavorando per eliminare dai mercati le pratiche non sostenibili, dimostrando che l’industria può crescere e prosperare senza sacrificare le foreste tropicali.

Esistono alternative all’olio di palma?

E’ in vista un’alternativa sostenibile all’olio di palma. I ricercatori dell’Università di Bath hanno sviluppato un modo di progettare chimicamente un lievito oleoso, chiamato Metschnikowia pulcherrima, che può imitare le proprietà dell’olio di palma.

A differenza delle piante di palma, che hanno bisogno di essere coltivate in un clima specifico con a disposizione tonnellate di terreno, questo lievito M. pulcherrima può crescere alimentandosi da qualsiasi forma di materia prima organica: colza, paglia o rifiuti.
Si stima che la quantità di terra necessaria per far crescere questo lievito può andare dal 10 al 100% in meno rispetto a quello di olio di palma.

Lo sviluppo di questa alternativa ha ancora molta strada da fare. Al ritmo attuale, il lievito costa circa 400$ in più per tonnellata rispetto all’olio di palma, quindi non è ancora economicamente fattibile. Tuttavia, gli scienziati sono fiduciosi di poter utilizzare questo prodotto entro i prossimi 4 anni.

 

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